Le serie tv sono di destra

Il mio giudizio sul mondo del giornalismo italiano non è mai stato troppo positivo. E’ per questo, forse, che non ricordo neanche l’ultima volta che ho aperto un quotidiano perché mi andava. Da qualche mese, però, devo farlo per lavoro, e sarà forse per questo che il mio rapporto con il suddetto mondo è decisamente peggiorato. Elencare i motivi di questo scarso feeling sarebbe veramente lungo, e rischierei di risultare estremamente banale, quindi saltiamo questo punto per andare direttamente al nocciolo della questione. Che è il seguente: avendo a che fare con praticamente l’intero panorama della carta stampata italiana, mi capita di leggere davvero di tutto: dai grandi quotidiani a quelli di partito, passando per quelli che si potrebbero definire senza troppi patemi “sprechi di carta”. Nonostante ciò, tuttavia, i pezzi che colpiscono la mia attenzione si contano davvero sulla punta delle dita (di una mano), e i pochi che la destano non lo fanno quasi mai in positivo. La curiosità di leggere un pezzo è quasi sempre dettata dal fatto che questo maleodori già dal titolo. Ed è quello che è successo oggi, con un pezzo pubblicato su “La Verità” (quotidiano recentemente fondato da Maurizio Belpietro), scritto a quattro mani da Francesco Borgonovo e Adriano Scianca, dal titolo “Televisione identitaria. Dieci serie tv da conservatori”. Sottotitolo: “Tra classici e nuove uscite, il canone delle fiction che illustrano in chiave pop il pensiero di destra E raccontano le storture del presente: dallo strapotere delle élite alla dittatura del politically correct”.

Sì, è vero. E sì, è un pezzo “serio”. Ed è per questo che merita un’analisi quantomeno più approfondita di quella che potrebbe fare il fondo del cestino della carta. Un decalogo di famose ed apprezzare serie tvselezionate in base a una logica politica: sono quelle che – per vari motivi che ci apprestiamo a spiegare – affrontano meglio di tutte le altre alcuni temi centrali del pensiero identitario. Dalla critica della tecnologia al ruolo delle élite finanziarie; dal nuovo spirito del capitalismo all’immigrazione; dalla fedeltà alle tradizioni alla ribellione contro il politicamente corretto.Ah. “Un buon punto di partenza per chi volesse avvicinarsi all’universo della serialità televisiva in una prospettiva conservatrice”. Lo ammetto: ho dovuto rileggere tutto un paio di volte prima di fare pace con il fatto che non si stesse scherzando affatto.

Ora, premesso che prenderò in considerazione solo le serie tv che ho visto, interamente o in parte, ecco un reportage fotografico del pezzo che mi eviterà l’improbo lavoro di citarne ogni frase, visto che ognuna di esse “merita” di essere riportata così com’è. Reggetevi forte.

A più di 24 ore di distanza dalla prima lettura, sinceramente, faccio ancora fatica a decidere se sia meglio prenderla seriamente o no. Perchè, non so, magari sono io a sbagliarmi di grosso, ma le chiavi di lettura fornite dai due estensori del pezzo mi sembrano poco condivisibili, per nulla convincenti e sostanzialmente fondate su considerazioni a tratti…paradossali. Ripeto, magari sono io a non capirci niente, ma leggere, ad esempio, che i movimenti identitari e populisti si oppongano alle élite finanziarie mi ha lasciato davvero sinceramente stupito. Certo, esistono delle eccezioni (o forse sarebbe meglio dire delle contraddizioni), ma se devo associare le élite alla politica, difficilmente mi viene in mente qualcosa che assomigli vagamente alla sinistra. Prendiamo solo un esempio, forse il più lampante, nonché il più fresco in termini di attualità: il neo Presidente degli Stati Uniti d’America. E non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Cortocircuiti logici a parte, ci sono poi passaggi che mi fanno dubitare anche del fatto che i due autori abbiano effettivamente visto (e capito) ciò di cui scrivono, e non si siano semplicemente limitati a raccogliere informazioni qua e là, riportando delle inesattezze. Come nel caso della “recensione” di Black Mirror, di cui si fa (stranamente, visto che non l’ha mai fatto nessuno) l’esempio di “Vota Waldo!”, accostando l’episodio in questione all’ascesa politica di Beppe Grillo, facendolo apparire come una sorta di richiamo diretto a questa. Detto che una componente di verità c’è sicuramente, un’analisi di questo tipo rende decisamente poco onore ad una serie come Black Mirror, il cui scopo è decisamente altro rispetto alla mera parodia (perché di questo si tratterebbe) di un fatto politico italiano (per quanto più o meno rilevante possa essere nel panorama internazionale). Ridurre “Vota Waldo!” alla semplice prospettazione di “cosa accadrebbe se un comico televisivo fondasse un movimento politico?”, è, per quanto mi riguarda, un’analisi poco profonda, che non solo parte da un presupposto inesatto, ma che non tiene neanche conto di tutta una serie di altri elementi (l’uso della tecnologia come strumento di orientamento dell’opinione pubblica, ad esempio) decisamente più interessanti rispetto a quello puramente politico, che in “Vota Waldo!” viene in secondo piano, e che resta comunque un atto d’accusa nei confronti di un modo di fare politica ultimamente più proprio dei già citati “movimenti identitari e populisti” che di altri.

Sul resto non c’è davvero molto da dire, visto che, per come la vedo io, si tratta perlopiù di storture e forzature logiche, quando non di ragionamenti senza senso. Dire che Walter White diventi Heisenberg non per via delle difficoltà economiche, ma per una naturale inclinazione umana verso il dominio, ad esempio, è una forzatura. Walt ci prende gusto con il tempo, certo, ma non si alza una mattina con l’improvvisa voglia di diventare un narcos. Ma anche se così fosse, in ogni caso, mi sfuggirebbe il nesso con un certo pensiero politico: la teoria del maschio alpha è veramente un po’ poco, così come quella della territorialità negata dal pensiero dominante sradicato e sradicante (“splendido splendente” cit.) che cosa dovrebbe significare? Non lo so. Fatto sta che mi manca un passaggio. Così come me ne mancano altri: il Dr. House dovrebbe strizzare l’occhio al conservatore per via del suo essere misantropo, rompicoglioni e sputasentenze (ma ha anche dei difetti)? Sarà, ma io non ce lo vedo a votare repubblicano.

Sul capito Trono di Spade stendiamo un velo pietoso. Sia sulla recensione che sulla “fatwa progressista” di Pleven. Le righe sulla serie HBO hanno la stessa validità delle opinioni chi “Ah, la serie dove muoiono tutti! XDXD”. Eppure lo dicono: Il Trono di Spade è lotta per il potere, senza fronzoli. Ecco, appunto. Quindi che c’entra la politica? Dov’è la politica? Dov’è la destra e dov’è la sinistra? Perchè Il Trono di Spade dovrebbe piacere più ad un conservatore che ad uno di sinistra? Solo perché è violento? Non c’è niente da fare, continuano a sfuggirmi i nessi logici. Così come agli estensori del pezzo devono essere sfuggite le lezioni sulla storia del feudalesimo europeo.

Ah, e Una mamma per amica. Se destra fa rima con provincialismo, sono contento di votare dall’altra parte.

In ogni caso, arrivato alla fine del pezzo anche a me è venuta l’idea per un bel programma tv. Una cosa di quelle che vanno in onda il giovedi pomeriggio su Real Time o giù di lì; una riflessione sul come cazzo abbiamo fatto a farci piacere cose che farebbero venire nelle mutande gente come Trump o Salvini. E ho anche il nome: “Non sapevo di essere conservatore”. Sono sicuro che qualcuno la troverebbe interessante.

Valar Morghulis

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