Suicide Squad: la recensione

Ogni tanto, ma solo ogni tanto, anche io faccio qualche follia. Ieri, ad esempio, sono andato a vedere Suicide Squad. Oddio, se fosse dipeso solo da me non ci sarei andato proprio, o almeno non sarei andato al primo giorno di proiezione, ma ho dovuto piegare la testa di fronte alla fermezza di amici (interessati praticamente solo a Margot Robbie) e ragazza (interessata invece solo a Jared Leto, che sospetto ami più del sottoscritto, in un’ipotetica classifica che vede però in testa Beyoncè). Quindi: cinema pieno di nerd del cazzo usciti dalle loro tane e finti nerd che se hanno mai aperto un fumetto in vita loro è solo perché dentro c’era la cartolina del concorso “Fatti una foto alle chiappe e vinci una settimana a Ibiza” (ma tutti già con la bava alla bocca per Margot Robbie), Coca Cola (“piccola, grazie” “3 euro e 50, prego”, “’tacci vostri”) e rassegnazione. A cosa? All’idea di vedere un film di cui sapevo già troppo (pur essendo riuscito a schivare praticamente ogni trailer uscito) per nutrire qualche speranza. Ma tant’è, quindi veniamo al punto. Com’è Suicide Squad? In una parola: noioso. Già.

Ma procediamo con ordine (occhio, che spoilero tutto). La prima parte del film è, in buona sostanza, uno spiegone infinito “utile” a presentare (in maniera piuttosto banalotta) tutti i personaggi. La prima, che vediamo seduta ad un tavolo ad ingurgitare calorie superflue vista la taglia già piuttosto considerevole, è Amanda Waller, supercazzuta responsabile del folle progetto di riunire i più instabili criminali di Gotham da mettere al servizio degli Stati Uniti d’America per contrastare minacce che i soliti cazzoni dell’esercito non sono in grado di controllare. Supercattivi per combattere il male. Folle ma necessario, visto che Superman è morto (ma vende ancora, come Michael Jackson e Amy Winehouse), Batman non si sente tanto bene (per forza, se è sempre quel cazzo di Ben Affleck) e Sheldon Cooper fa il cosplay di Flash. Ed è proprio la Waller a sobbarcarsi l’onore (o l’onere) di introdurre i componenti di quella che ancora non è la Task Force X (o la Suicide Squad). Ed ecco, dunque, i supercattivoni: abbiamo Will Smith (cui proprio non si riesce a non appioppare un pargolo lagnoso), mercenario senza scrupoli e cecchino infallibile; Harley Quinn, l’amichetta di Joker, una che non fa altro che picchiare come un fabbro e rendersi insopportabile; Capitan Basetta, rapinatore di banche che passava di lì per caso; Killer Croc, la prova che i Rettiliani esistono ma non frega un cazzo a nessuno; Diablo, la versione messicana della Torcia Umana; Katana (chi cazzo è Katana?), e ultima ma non ultima, visto che sarà anche la cattiva che i cattivi devono sconfiggere, l’Incantatrice, un’entità/strega che ha preso possesso del corpo dell’archeologa che l’ha liberata, una che ha evidentemente giocato troppo a Tomb Raider, credendo di potersene andare per grotte ad aprire ampolle a caso. Costei è tenuta sotto controllo da Rick Flag, super-soldato responsabile sul campo della squadra di cattivi, che nel tempo libero, quando non la bella archeologa non è in versione Incantatrice, se la sbatte pure. Fortunello.

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Non male il suo cameo nel film

 

E ora in breve, la trama: la Waller propone il progetto della Task Force X al Governo americano, che si convince a dare l’ok dopo i trucchetti di magia dell’Incantatrice. Questa sfugge però al controllo e libera il suo amabile fratellino, scatenando il panico in città e minacciando di distruggere il mondo intero, costringendo così la Waller a riunire la Suicide Squad. Will Smith e Co. vengono dunque liberati dal supercarcere dove erano rinchiusi e messi agli ordini dell’insopportabile Flag, che li porta a combattere contro gli ex-dei maya facendogli però credere che siano semplici terroristi. A Will Smith la storia puzza parecchio, ma è troppo impegnato a fare a gara a chi è più macho con Flag, e dunque sticazzi. I nostri arrivano dunque sul campo, sopravvivono non si sa come ad un incidente aereo, fanno in tempo ad assistere alla morte di Capitan Rampino (uno che salta fuori da non si sa dove, e che crepa da stronzo dopo essere stato convinto a fuggire da Capitan Basetta, che voleva in realtà sapere soltanto se fosse vero il fatto che Flag e la Waller avrebbero ucciso chiunque di loro avesse provato a tagliare la corda, facendo esplodere una carica iniettatagli nel collo prima della missione) prima di scontrarsi con l’esercito dell’Incantatrice ( composto da persone che lei stessa trasforma in poltiglia antropomorfa con una pomiciata, e che non ha altre capacità se non quella di gettarsi semplicemente in massa contro i nostri, che possono così fare sfoggio di tutte le loro abilità in combattimento) e venire a sapere, ma guarda un po’, che non ci sono terroristi, ma solo divinità maya piuttosto incazzate. E così, tra mazzate, ancora spiegoni e battute scadenti si arriva allo scontro finale. All’angolo rosso la Suicide Squad, all’angolo blu l’Incantatrice e il suo fratellino, che mentre i nostri si facevano i beati cazzi loro hanno fatto in tempo a preparare l’arma (che non si capisce bene cosa sia) con cui intendono spazzare via l’umanità. Diablo, che fino a quel momento si era ben guardato dal digievolversi anche lui in una divinità, si sacrifica portandosi però dietro il fratellino dell’Incantatrice, che dal canto suo, pur essendo una cazzo di divinità, non trova di meglio da fare che affrontare Will Smith e Co. in un combattimento all’arma bianca, crepando alla fine anche lei da stronza, fregata da un trucchetto da due soldi di Harley Quinn. La minaccia è sventata, la bella archeologa, finalmente libera dalla possessione dell’Incantatrice, torna in vita (ma chi l’avrebbe mai detto…) e vissero tutti felici e contenti, o quasi, visto che alla fine, dopo tutto il culo che si sono fatti, i nostri ottengono da quella stronza della Waller soltanto uno sconto sulla pena e cose a caso, tra macchine per l’espresso, tv via cavo e lezioni sulla balistica a figli lagnosi. C’è poi uno spoiler sui prossimi film in cui ricompare anche la faccia da cazzo di Ben Affleck, ma a quel punto la sala era già quasi vuota, perché la gente ancora non ha imparato che bisogna restare seduti fino alla fine dei titoli di coda. Ma tant’è.

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La squadra al gran completo (manca la Waller, ma c’è quel genio di Capitan Rampino)

Ora, perché questo film non mi è piaciuto? Semplicemente, perché, nonostante tutto quello che sono riusciti a ficcarci dentro, è di una noia mortale. I personaggi passano un sacco di tempo a parlare e molto meno a menare le mani, lanciandosi, come già detto, in spiegoni (che siano espliciti o no) estremamente tediosi e sostanzialmente inutili, nonché, e qui Dio ce ne scampi, in battute che non fanno ridere manco per il cazzo. Ma non è neanche questa la parte peggiore del film. Che invece soffre, e terribilmente, nella continuità, almeno dal mio punto di vista. Quello che mi è sembrato di vedere è stata una sequenza di scene singole tenute in piedi con lo sputo e qualche canzone famosa (“eeeeeeeeehhhhpperò la colonna sonora….” cit.) quando va bene, o con altre scene del cazzo quando va male. Emblematica, in tal senso, la scena in cui Harley Quinn sfonda completamente a caso una vetrina e ruba un borsetta perché “siamo i cattivi, no?”. I cattivoni proprio. E i cattivoni mica tanto, visto che il messaggio che passa, alla fine di tutto, è che i cattivi non sono poi così cattivi, se paragonati ai buoni (quella stronza della Waller e quel rincoglionito di Flag, il super-soldato che le prende costantemente pure dalle poltiglie umane) che in realtà sono più cattivi dei super-cattivi. Capito, no? E’ la Waller la cattivona vera, quella che fa fuori a sangue freddo tutto il suo quartier generale pur di non far trapelare informazioni, che tiene nascosta la vera missione alla squadra e ricatta tutti quanti e alla fine (dopo essere stata catturata dall’Incantatrice) rispunta pure fuori viva, senza un graffio e con il trucco neanche sbavato, facendo esclamare a Will Smith quello che chiunque in sala esclama (e qui, lo ammetto, ho riso anche io). Il film è ovviamente tutto incentrato sui personaggi, e ci mancherebbe altro, ma questo non può giustificare una trama così debole e tutti quei momenti “what the fuck” cui si è costretti ad assistere (compreso quello in cui Capitan Basetta si chiede chi cazzo sia il fratellino dell’Incantatrice, dopo averlo visto con il suo boomerang-drone appena due minuti prima). Capisco che il pubblico volesse vedere i personaggi in azione (leggasi Margot Robbie seminuda costantemente sbattuta in primo piano), ma in azione significa fare qualcosa da cattivi, e non sorseggiare cocktail al bancone del bar, riflettendo sul significato della vita. Questi momenti, a mio avviso, sono troppo preponderanti rispetto alle scene in cui vediamo i nostri sfogare effettivamente tutta la loro instabilità e pericolosità, e che non sarebbero nemmeno troppo male, al netto di qualche rallenty eccessivo, soprattutto verso la fine. Come eccessivo è anche l’umorismo “à-la-Marvel ma più spinto” di cui i dialoghi trasudano. Ed eccessivo non soltanto dal punto di vista della qualità, ma anche e soprattutto da quello della quantità. Capisco il volersi allontanare dal DC-style, ma neanche fare un altro Deadpool con personaggi che non sono Deadpool. Ecco, oltre che noioso, Suicide Squad è eccessivo. In tutto, e non in senso buono, nonostante qualche lampo sporadico (che sia una battuta o un’inquadratura) e le canzoni. Troppo poco, in ogni caso, per risollevare un film che, a ben guardare, è un’accozzaglia di tanta roba mixata abbastanza male. Peccato. Per i fan, quantomeno, o per chi ci sperava davvero. Di certo, chi ci è andato solo per Margot Robbie non deve essere rimasto poi così deluso.

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Dopo però pulite, maiali

Si, lo so. E Joker? Tralasciando il rapporto con Harley, che non ritengo di poter giudicare, il Macaulay Culkin con cerone e capelli verdi di Jared Leto non se la cava poi male. In quella manciata di scene in cui compare, almeno. Ma quello che ho visto io, da non fan di Batman, non è Joker. Non è Jack Nicholson, né Heath Ledger, né tantomeno il Joker della recente saga videoludica di Harkam. Un Joker sicuramente buono, ma non certo memorabile, nonché dal look francamente rivedibile. Forse, e dico forse, sarebbe stato meglio lasciarlo fuori dalla trama principale, solo nei flashback di Harley. Perchè nel modo in cui stato inserito non toglie nulla, è vero, ma neanche aggiunge, se non minuti di brodo allungato in cui, sostanzialmente, (non) lo vediamo morire, ben sapendo che il Joker non può mica morire così da scemo. E infatti…Giudizio rimandato, dunque. Alla versione estesa del film, almeno.

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Mamma ho perso le scene

Valar Morghulis

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