Dov’è finito l’orgoglio delle cicciottelle?

N.B.: Quanto segue non ha nulla a che fare con qualsivoglia ambito Nerd, ma io non sono Nerd, e, in fondo, questo è il mio pezzetto di Internet, quindi il pallone è mio e decido io a cosa si gioca. Quanto segue è il frutto di una riflessione di carattere estremamente personale sull’ormai stranoto titolo delle “cicciottelle”, le tiratrici italiane arrivate quarte a Rio, costato il posto al direttore di QN (Quotidiano Nazionale, il giornale su cui era stato pubblicato l’articolo incriminato), Giuseppe Tassi, cui non è evidentemente bastato scusarsi pubblicamente. Una vicenda, che, come dicevo, mi ha fatto riflettere profondamente, e su più piani: da quello strettamente giornalistico a quello più generalmente mediatico, passando per quello che invece definisco “ideologico”. E vado a spiegarmi.

Partiamo dal piano giornalistico (o professionale, se mi è consentito, da aspirante giornalista/scrittore/scansafatiche): che quel titolo fosse effettivamente poco elegante, è fuori discussione. Per molteplici motivi, il più importante dei quali strettamente legato alla “forma” che il buon giornalismo (o almeno quello che piace a me) richiederebbe: “cicciottelle” non è una parola che può stare in un titolo di un importante e serio quotidiano a tiratura nazionale che non sia roba (senza offesa, sia chiaro, qui si parla di considerazioni personali) come “Libero” o “Il Giornale”, o una delle tante riviste di gossip che affollano i tavolini delle sale d’attesa degli studi medici. Checchè se ne pensi (e se ne pensa parecchio), il giornalismo è una cosa seria, e l’utilizzo di un termine estremamente colloquiale e stilisticamente discutibile come “cicciottelle” non dovrebbe neanche essere contemplato.

Inutile che mi dilunghi ulteriormente su questo punto, quindi passiamo oltre, avvicinandoci a quelli che considero i nodi principali della questione: il piano mediatico e quello “ideologico”, strettamente connessi tra loro. Ma cosa intendo con piano “ideologico”? In buona sostanza, tutto ciò che può ricadere nel campo del cosiddetto “orgoglio curvy”: dalle modelle con qualche taglia in più rispetto a quelle che popolano l’immaginario collettivo, ai post su Facebook della serie “Viva la ciccia, le ossa diamole ai cani”, ovviamente riferito ai canoni di bellezza femminile. Chiaro, no? Ragazze “cicciottelle” che vanno fiere del loro fisico, si piacciono per come sono e fanno sfoggio delle loro forme in contrasto con i prototipi di bellezza più “classici”. Molto bene. E la domanda che mi è sorta immediatamente spontanea è stata proprio questa: ma dove è finito l’orgoglio curvy in tutto ciò? Dove sono finite le schiere (perché schiere sono, e non certo casi isolati) di ragazze che rivendicano il loro essere “cicciottelle” combattendo contro i pregiudizi che vedono nella ciccia extra un demone da combattere?

Perchè nessuna esultanza alla notizia di una riscossa curvy (o cicciottella) in un ambito, quello sportivo, oggi sempre più pieno di superatleti, maschi o femmine che siano, dai fisici statuari? Perchè sono piovute soltante critiche su un titolo che, apparentemente, ammicca proprio a quella fetta di pubblico che dovrebbe farne un vanto? Forse perché, in fondo (anche se forse non così tanto in fondo, evidentemente), quello della ragazza cicciottella è ancora un nervo scoperto, a dispetto del tanto sbandierato “orgoglio curvy”? Non lo so. Fatto sta che l’indignazione è stata generale: il presidente della Federazione Italiana di Tiro con l’arco ha scritto una lettera a QN chiedendo pubbliche scuse, puntualmente arrivate, mentre una delle atlete interessate ha dichiarato che “chi ci offende ignora i sacrifici di una vita”. Dunque siamo arrivati al punto di considerare la parola “cicciottella” un insulto vero e proprio, in culo all’orgoglio curvy, che da questa vicenda ne esce, almeno per come la vedo io, con le ossa (grosse) a pezzi. E a questo punto, per me, c’è ancora più bisogno di chiarezza sulla questione dell’importanza del corpo, nello sport e non solo. Essere cicciottelli va bene o no?

In uno sport come il tiro con l’arco, in cui è evidente che la forma fisica passi in secondo piano rispetto ad altre qualità, si può essere tranquillamente cicciottelli e vincenti, e dunque perché bisognerebbe sentirsi insultati nell’essere definiti per ciò che effettivamente si è? Quattro anni fa, nessuno si scandalizzò per il titolo che definiva “extralarge” i tre arcieri azzurri che vinsero l’oro olimpico. Perchè? Perchè essere uomini e atleti cicciotteli va bene, fa tenerezza e genera empatia, mentre essere donne e atlete cicciottelle genera solo un gran casino? Torniamo al punto di prima: nervo scoperto, ipocrisia, chiamatelo come vi pare, ma la sostanza non cambia. Il politicamente corretto, perché in fondo è di questo che si parla, o vale per tutti, o non vale per nessuno. O vale allo stesso modo per gli uomini e per le donne, o tanto vale sbattersene, perché la parità dei sessi va bene ed è giusta solo quando è veramente tale, altrimenti il femminismo diventa ciò che concettualmente è il maschilismo. Non più rivendicazione, ma prevaricazione. Se non va bene chiamare “cicciottella” una ragazza che realmente lo è, allora non va bene neanche apostrofare come “ciccione” un calciatore che si presenta con due, tre chili in più all’inizio della nuova stagione.

E non c’entra niente lo sport che si pratica. Alcuni dei più grandi campioni della storia del calcio, soltanto per fare un esempio che sia estremamente chiaro a tutti, erano e sono tutt’altro che superatleti. Se non va bene definire soltanto “sexy” una nuotatrice, una schermitrice o una calciatrice, non va bene neanche farlo con un nuotatore, uno schermidore o un calciatore. Se non va bene pubblicare articoli sulle atlete più belle, non va bene neanche pubblicare la classifica dei “pacchi” maschili più notevoli delle Olimpiadi (cosa realmente fatta da una nota rivista dedicata al pubblico femminile). Tutto ciò che ho ricavato da questa vicenda, insieme alla convinzione che si sia fatto di un fiammifero un incendio, è soltanto una gran confusione. Sul ruolo che oggi riveste il corpo di cui la natura ci ha dotato e sull’importanza di prendersene cura come meglio si crede. Con la lezione finale, di cui fare tesoro: per tante, troppe donne, la tanto rivendicata parità dei sessi va bene solo quando fa comodo. Solo quando, cioè, attribuisce un’aura di intoccabilità rispetto all’essere umano di sesso maschile, che tanto, si sa, è volgare, rozzo, quasi primitivo. Perchè, apparentemente, se ne frega di essere chiamato “extralarge”, se qualche chilo in più se lo porta dietro per davvero.

Valar Morghulis

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