Di Pokémon e incoerenza

Prima di cominciare, una doverosa premessa: non ho scaricato Pokémon Go. Perchè? Perchè (e non ridete) ho un Lumia. E me ne vanto pure (più o meno…). Il fatto, però, è che Pokémon Go non lo avrei scaricato neanche se avessi avuto uno smartphone Android o un iPhone. Perchè, in buona sostanza, non ho alcun interesse verso il gioco. E non perché non sia un fan dei mostriciattoli di Tajiri, anzi (pssss…), ma per una serie di motivi, che vanno dalla mancanza di tempo al totale disinteresse verso il mondo del mobile gaming. Non avrei sprecato nemmeno una parola su Pokémon Go, però, se non fosse (ri)scoppiata la Poké-mania. Ed è proprio il Pokémon Go-fenomeno sociale ad avermi spinto a tornare su questi lidi. Un fenomeno sociale che molti altro hanno già ampiamente analizzato, provato a spiegare, apprezzato o criticato, ma che io voglio invece semplicemente osservare, fornendo quello che è un mio personale punto di vista…allargato, diciamo così. In che senso? Eh, non semplice da spiegare.

Ciò che mi sta a cuore esprimere è qualcosa che ha cominciato a sorgere in me fin dai primissimi istanti di diffusione di Pokémon Go. Dai primissimi scatti, dai primissimi post sui social. Un sentimento, un pensiero che potrei riassumere perfettamente nella frase “Ma guarda che pezzi di merda…”. Riferito, ovviamente, a chi condivideva scatti e altre amenità rigorosamente a tema Pokémon. Senza offesa, eh. Pezzi di merda, dunque. Già, ma perché? Perchè, sostanzialmente, almeno per me, incoerenti. O forse smemorati. O forse casualoni. O forse un mix di tutte queste cose, e tante altre che sinceramente non saprei neanche definire. Ho visto gente condividere screenshot di Pokémon dai propri smartphone. La stessa gente che fino ad un momento non sapeva neanche cosa fosse, un videogioco. La stessa gente che fino ad un momento prima condivideva, al massimo, le foto del sabato sera di rimorchio selvaggio e drink con la cannuccia nera. La stessa gente che fino ad un attimo prima sarebbe stata pronta a massacrarti al grido di “sfigato” e “bamboccio” se solo avessi osato pronunciare la parola Nintendo, o Game Boy, o Pokémon. La stessa gente che, per intenderci, ti prendeva per il culo pure alle elementari, ai tempi della vera Poké-mania, quando eri lì, nel cortile di scuola, tutto intento a scambiare un Pinsir per un Arcanine con l’ormai leggendario “cavetto argentato”, o pronto a dare pure tua sorella in cambio della “figurina brillante di Charizard”.

Attenzione, però: questo non vuole essere un momento-nostalgia. Non sono qui per dire quanto fossero meglio il Game Boy o il famoso album di figurine con le evoluzioni tutte sballate, perché non lo erano, e non lo sono affatto, rispetto a Pokémon Go. Cazzo, Pokémon Go è una figata, e non credo di dovervi spiegare i perché ed i per come. Non lo farò, sinceramente non me ne frega niente. Perchè non c’è niente da capire sulle ragioni del successo dell’app. Basta averla provata mezza volta per avere il quadro della situazione. E per qualcuno (tipo il sottoscritto, perdonate la mancanza di modestia) non è neanche necessario provarla. Non si tratta di discutere della validità di Pokémon Go, ma di cosa passi per la testa di chi è passato, passa e passerà dall’additare il Nerd di turno al passare le proprie giornate ad andarsene in giro con il naso incollato al display del proprio smartphone sperando di catturare qualche Pokemon raro da esibire su Facebook. Cosa ronza tra le pieghe della materia grigia di chi un attimo prima ti dava dello sfigato “perchè sei sempre dietro ai giochetti, cosa ci troverai mai, esci e fatti una vita” e l’attimo dopo te lo ritrovi per strada ad inquadrare monumenti non per fare una foto ricordo, ma per il Pokéstop?

Obiezione: quanti casi del genere ci sono? Ad occhio, vista la portata del fenomeno (perfettamente fotografato da video come quello dell’invasione di Central Park da parte di aspiranti migliori allenatori del proprio condominio, all’apparire di un Pokémon raro) direi più di qualcuno. Poi, è ovvio (e ci mancherebbe altro), non credo esista un Poké-fanatico duro e puro in possesso di un device capace di far girare l’app che non ci sia andato a ruota. O che non abbia almeno provato, prima di decidere che non facesse al caso suo. Io stesso ne so qualcosa. Ho comprato un 3DS solo per giocare Pokémon Omega Ruby, e l’ho rivenduto praticamente appena completato il Pokédex ed essermi reso conto di quanto il mondo Pokemon mi fosse divenuto completamente estraneo, negli anni che erano trascorsi da Pokemon Rubino, dall’ultimo gioco dei mostriciattoli che avevo spolpato, tra il battling competitivo e le centinaia di Pokemon che non avevo mai visto né sentito nominare. Figurarsi se non so, o se non posso capire la voglia di tornare a passare ore e ore con i Pokemon.

Ma, e torniamo alla questione principale, chi i Pokemon non li ha mai neanche cagati di striscio e…vabbè, avete capito…? Io, francamente, una risposta che esuli dal semplice farlo perché “così fan tutti”, non riesco a trovarla. Per chi è particolarmente interessato alla propria posizione social, restare indietro su un tema caldo come Pokémon Go sarebbe stato forse troppo. Oso, eh, per carità. Mi viene difficile pensare ad un Poké-interesse tanto repentino quanto morboso da parte di quella fetta di pubblico che considera i videogiochi roba da bambini, o da sfigati, o da vergini, o da fate un po’ voi, tanto vi sarà capitato di essere perculati da qualcuno che oggi non fa altro che inquadrare aiuole con dentro Pikachu in realtà aumentata. Sicuro come la temibile successione di Rattata al livello 5 che il “Gennaro, bullo” di turno vi avrebbe scatenato contro nel malaugurato caso vi avesse visto. Probabilmente, qualcuno troverà questa riflessione piuttosto banale, e sono convinto di non essere neanche riuscito a spiegarmi nel modo giusto, o con gli esempi adeguati.

Ma questa è una reazione di pancia, non di testa. In fondo, tutto questo non è molto lontano da ciò che provo quando sento mia madre borbottare sui miei videogiochi e poi vederla impegnata con Candy Crush. E il perché di certi comportamenti che mi sfugge. E mi sembra di forzare la mano anche nel definirli incoerenti, quei comportamenti. Possono essere qualcosa di più o di meno, a seconda di quanto ci si arrovelli, ma comunque restano, e sono alla base tanto di clamorosi successi quanto di vertiginose cadute. Quella che probabilmente farà (anche se mi auguro sinceramente di no, perché in fondo c’è qualcosa di bello in quello che si è venuto a creare) anche Pokémon Go, quando sarà passata la novità, e a catturare Squirtle e Charmender saranno rimasti i soliti quattro sfigati.

Valar Morghulis

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