Io non parlo di cose che non conosco

In questi ultimi giorni ho visto circolare in Rete qualcosa che, devo ammetterlo, mi ha particolarmente inquietato. E’ il trafiletto che campeggia sopra il titolo di questo post. E’ qualcosa che, se letto così, potrebbe sembrare il frutto della mente di qualche trollone o di qualche giornalista distratto costretto a scrivere un pezzo su un argomento di cui è totalmente digiuno, per non dire completamente ignorante.

E invece no. Quel trafiletto è tratto da un libro recentemente uscito, e scritto da nientepopo’dimeno che…lo youtuber italiano con più iscritti in assoluto. Proprio lui. Il gameplayer più seguito d’Italia, l’enfant prodige che giura di aver terminato Metal Gear Solid a soli 3 anni. Chapeau.

Davvero incuriosito, ho provato a scoprirne di più. Dopo varie ricerche, ho trovato una foto. Questa.

11193335_706189139509583_4807618782170290395_n La foto non l’ho scattata io, e non so chi sia l’autore. Non ho comprato il libro in questione e non voglio farlo. Mi limiterò, semplicemente, ad analizzare molto brevemente i passaggi più significativi di queste poche righe e trarne una piccola conclusione. La solita riflessione da Non-Nerd sfigato.

L’autore narra la vicende che legano lui alla serie di “Grand Teft Auto”. Partiamo male…

Gli sviluppatori della Rockstar Games hanno avuto il merito di inventare un genere completamente nuovo, quello chiamato Free Roaming Game”

No. Non è stata Rockstar ad inventare il genere denominato “free roaming” (senza “game”, che non c’entra nulla, piazzato lì). Vi (e mi) risparmio la digressione storica. Chiunque può facilmente reperire informazioni sulla nascita e sullo sviluppo del genere videoludico in questione su Internet. Anche su Wikipedia. Chiunque, tranne chi ha redatto questa piccola perla, evidentemente.

Quel tipo di gioco dove puoi fare tutto quello che ti passa per la testa, puoi parlare con chiunque, distruggere tutto quello che vuoi e soprattutto guidare tutte le auto che vuoi”

Quindi non si parla di GTA, visto che in tutti i capitoli della serie l’interazione con le persone e l’ambiente circostante è a dir poco limitata. Se poi si riduce l’esperienza che può offrire il titolo al “guidare tutte le auto che vuoi”, il tutto diventa semplicemente ridicolo.

Io ho conosciuto GTA con il numero 3, quello che si chiamava Vice City, che poi è il primo gioco completamente tridimensionale.”

Analizziamo, con molta calma, questo passaggio. GTA III e GTA Vice City sono due capitoli diversi della serie “Grand Theft Auto”, ed entrambi offrono una grafica in tre dimensioni. E’ evidente che l’autore non abbia ben chiaro il primo punto, visto che confonde i due titoli. Ciò che segue può essere interpretato in molteplici modi. A quale dei due giochi si sta effettivamente facendo riferimento? A GTA III o a Vice City? Perchè questo può portare a diverse conclusioni, alla luce di quanto affermato alla fine:

1) se l’autore sta parlando di GTA III, ha ragione. GTA III è il primo capitolo della serie con grafica 3D.

2) se l’autore parla di GTA Vice City, commette un errore, affermando che questo sia il primo gioco della serie con grafica 3D.

A venire in aiuto di chi scrive questo post, ed a mettere in difficoltà chi ha scritto quelle righe, è però la sintassi intaliana. Analizzando la frase dal punto di vista linguistico, se ne potrebbe anche dedurre che GTA III/Vice City sia stato il primo gioco con grafica 3D, IN ASSOLUTO, nella storia del medium videoludico. Inutile dire che, in questo caso, l’autore del libro avrebbe commesso un errore talmente macroscopico da risultare veramente ridicolo. In quanto vorrebbe dire, infatti, che il primo videogioco in 3D mai creato sarebbe uscito, a seconda dei casi, nel 2001 o nel 2002. Come dire che le prime automobili con motore a scoppio siano state lanciate sul mercato negli anni ’70 del ‘900. E che prima si andasse ancora a dorso di mulo.

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Da questi passaggi, si evince una sola cosa: la confusione che regna sovrana nella testa dell’autore dell’opera. E mi limito a parlare di confusione, perchè non ho gli elementi per affermare che invece si tratti di vera e propria ignoranza. Anche se qualche sospetto potrebbe (legittimamente, oserei dire), sorgere. (Soprattutto se unito ad altre massime, come, ad esempio, “Slenderman è il padre dei videogiochi indie”)

Mi trovo costretto a mettere in chiaro una cosa: non ho nulla di personale contro l’autore in questione in quanto ragazzo. Personalmente, mi importa davvero poco anche dello yotuber: un gameplayer come tanti che ha saputo catturare la fascia più ampia possibile di utenza, grazie alle sue (discutibili, invero) capacità d’intrattenere e, in seguito, a qualche “aiutino”.

Io discuto il personaggio pubblico. Quello che viene invitato a partecipare ad una nota trasmissione del palinsesto della TV pubblica in quanto “genio dei videogiochi” e non riesce a formulare mezza frase di senso compiuto in risposta alle accuse mosse ai videogiochi “violenti” in grado di plagiare le menti dei bambini e renderli mostri assetati di sangue. Quello che ha avuto l’onore di vedersi affidare una (seppur piccola) rubrica sul più importante quotidiano nazionale per trattare un argomento (il mondo videoludico) che oggi più che mai “scotta”, soprattutto in Italia, dove la crescente fruizione del medium non è stata accompagnata da un’incremento della conoscenza e della consapevolezza nel pubblico.

Migliaia e migliaia di fans, giovani e molto giovani. Altrettante visualizzazioni su Youtube. Soldi. Un album di figurine. Molti soldi. Un film di prossima uscita con un ruolo da protagonista (insieme ad altri due noti youtubers). Ancora più soldi. Poi un libro. Devo continuare? No. E va benissimo così, ci mancherebbe…

Se non fosse per quei “piccoli” particolari. Quelle perle che trasudano, se non ignoranza, quantomeno leggerezza. Decisamente imperdonabile per chi, agli occhi dell’opinione pubblica, deve evidentemente rappresentare “IL” videogiocatore.

Quando si ha la possibilità ed il piacere di poter trattare qualcosa che si ha profondamente a cuore, sapendo di poter raggiungere milioni di persone e, seppur in minima parte, in qualche modo inlfuenzarle, non ci si dovrebbe comportare così. Non lo si farebbe, se si avesse coscienza di ciò di cui si sta parlando. Se si sapesse quanto effettivamente il tema sia delicato, e di quanto la propria posizione conti, agli occhi di chi guarda, o legge, o ascolta. In fin dei conti, è questo che dà fastidio a chi, invece, sa. E, magari, non può parlare, pur avendo molto più da dire.

Chiudo, infine, con una frase che nel corso degli anni ho imparato ad apprezzare e fare mia, applicando il concetto che essa veicola alla mia vita.

“Io non parlo di cose che non conosco”

E, devo dire, che mi piacerebbe vederlo applicato molto più spesso di quanto in realtà lo sia. Specialmente in certi contesti.

Valar Morghulis.

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16 pensieri su “Io non parlo di cose che non conosco”

  1. Non sono un appassionato di videogiochi ma quanto hai scritto è applicabile anche ad altri media come cinema o fumetti e io condivido al 101% il tuo “fastidio”. Purtroppo al giorno d’oggi il web è popolato da persone che parlano di cose che non conoscono solo perché un determinato film o personaggio o videogioco va di moda [o più in generale va di moda essere “nerd”]. Questo youtuber non lo conoscevo neanche fino all’altro giorno quando ho letto che sarebbe uscito un suo film. È abbastanza insana come cosa, per carità se uno vuole farsi i video mentre gioca alla playstation non c’è niente di male, ma se poi emerge sugli altri riempiendosi la bocca di cose che non conosce e ci fa pure un libro o un album di figurine [un album di figurine? ma sul serio o era una battuta?] allora la cosa mi fa girare le palle non poco…

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    1. Purtroppo quella sull’album di figurine non era una battuta. E’ uscito davvero. Mi fa piacere, comunque, che con questo post sia riuscito a mettere al corrente di questa situazione anche qualcuno “fuori dal giro”. E’ qualcosa che mi sta molto a cuore.

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  2. Parlo mai di astrofisica, io? Parlo mai di biologia, io? Parlo mai di neuropsichiatria? Parlo mai di botanica? Parlo mai di algebra?
    Mai la citazione di Moretti è stata più azzeccata, davvero. Complimenti per l’articolo, sono un appassionato di videogiochi e da mesi questo individuo mi irrita.

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    1. Concordo…parlare di queste cose, però, ed opporsi al sistema che qualcuno sta cercando di imporre anche al Web, può contribuire a far aprire gli occhi a molti. Grazie per la lettura ed il commento.

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  3. Tralasciando che Metal Gear Solid è stato tipo il mio primo amore all’età di nove anni (Crash e Spyro van da sé) e che mi faccia un pochino ridere che questo bimbo che puzza ancora di latte affermi di averlo finito a tre anni (non che ci voglia tutta quest’arte di scienza, eh, ma a tre anni non hai ancora il concetto di memoria e, anzi, essa si sviluppa dopo i quattro anni, quindi come faccia a ricordarselo per me è un vero e proprio mistero, solitamente intorno a quell’età si parla di falsi ricordi a meno che non si tratti di episodi molto particolari che lascino il segno nella mente del bambino), mi chiedo se il libro l’abbia davvero scritto lui o se si siano affidati ad un Ghost Writer. Si tratta di un lavoro ugualmente di merda e non giustifica la grammatica elementare con cui è stilato e si presenta, né tanto meno gli errori grossolani fatti proprio quando si parla di videogiochi.
    Se il libro si basa in particolar modo su questo, vien da sé che bisogna quantomeno sapere di che cosa si sta parlando, ed è ugualmente ovvio che i correttori di bozze debbano leggere e correggere eventuali lacune e/o errori, cosa che in questo “libro” non succede. Persino quando parla di GTA sembra che stia parlando di un altro gioco. Ricordo ben poche interazioni con i personaggi (ho giocato solo a Vice City e San Andreas, ma lo sviluppo di base che guida la serie è comunque lo stesso), secondari o meno che fossero, e oltre a quelli che ti assegnavano le missioni, potevi rimorchiare qualche prostituta o prendertela con i passanti come in un qualunque altro gioco. Se poi andavi oltre… c’erano delle belle stellette della polizia che si riempivano e se ti beccavano fine dei giochi, ergo tutto questo poter fare come ti pare, a meno che non giochi a cazzo con i trucchetti, non è esattamente vero.
    Mi sto attaccando a particolari microscopici e mi sono anche un po’ lasciata andare, molto probabilmente, ma avendo una certa conoscenza di videogiochi e di lingua italiana, mi fa storcere un pochino il naso che un bambino famoso per qualche video discutibile parli di cose che obiettivamente non sa argomentare.
    Condivido la tua irritazione, purtroppo al giorno d’oggi fare i fighetti in questo modo tira parecchio, e ovviamente il tutto va a gravare ancora di più su una categoria di persone che ha semplicemente la passione per i videogiochi. Saluti

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    1. Guardi GTA! Lo vede che stuzzica? Che prematura, anche? Ecco,,con tutto il rispetto, anche come fosse vicesindaco, la supercazzola con scappellamento a destra é sempre tarapia tapioca…

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    1. Ho guardato il tuo video e…sono io ad uscire male da questa situazione? Mh, hai le idee un po’ confuse, amico. Hai letto il mio articolo? Si, no, non mi interessa. Di sicuro non l’hai compreso. Non hai compreso il fatto che quella pagina sia il semplice pretesto per dire qualcos’altro, qualcosa che Favij ha giá dimostrato: l’ignoranza. La totale mancanza di preparazione in questo campo. Non mi serviva pagina 12 del suo libro per capirlo. Ma é stato un ottimo spunto per parlarne. Io, quantomeno, ho motivato. Tu no, hai provocato per 5 minuti e schiaffato sul Tubo facendo l’alternativo. Ah, per inciso, il libro poi l’ho letto per davvero. Ed é esattamente quello che dici tu. Vuoi andare fiero di aver comprato un prodotto del genere? Libero di farlo. Ma non puoi permetterti il lusso di venire a dire a me che sia uscito male da questa storia, perché ti qualifichi da solo.

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      1. Direi di sì, sei tu ad uscirne male. Hai parlato di un libro che non avevi. Hai usato come pretesto un libro di cui non conoscevi intenti e scopi perché non ce l’hai.
        Sei partito da un concetto che già pensavi (“Favij è ignorante”) per trovare nella pagina incriminata le colpe che ti servivano per buttar giù l’articolo.
        Come Cartesio che assume l’esistenza di Dio per non far crollare tutto il suo costrutto logico.
        Questo non è un pretesto, è disonestà intellettuale.

        “La foto non l’ho scattata io, e non so chi sia l’autore. Non ho comprato il libro in questione e non voglio farlo. Mi limiterò, semplicemente, ad analizzare molto brevemente i passaggi più significativi di queste poche righe e trarne una piccola conclusione. La solita riflessione da Non-Nerd sfigato.”
        Come fai a fare un analisi di una pagina senza capire il modo in cui è stato scritto e nemmeno il contesto?
        Te lo dico io, non puoi. Ma nemmeno usarlo come pretesto. Non si può, a meno di risultare ridicoli.

        Favij non ha mai cercato di fare educazione videoludica. Il suo è intrattenimento per ragazzini. Non è ignoranza: è proprio un altro format.
        Non hai capito nemmeno come funziona YouTube e i medium in generale.

        Ti sei riempito di paroloni e hai voluto fare il radical chic. Quello che critica Favij perché è “il male”, perché è ignorante! “BU!”
        T’è venuto malissimo.

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  4. Sinceramente, ti stai rendendo ridicolo tu. E sai perché? Perché, citando QUEL mio passo, non fai altro che distruggere te stesso. Sai qual é il problema? Che non serve leggere tutto il libro per trarre una conclusione logica da una paginetta auto-conclusiva. Un po’ come i boxini illustrati dei libri di storia. Nessuno accetterebbe di leggere in un boxino che “Hitler ha vinto la I Guerra Mondiale cavalcando dinosauri bionici”. E perché? Perché é oggettivamente una cazzata. Peró, non si sa per quale motivo, a Favij é concesso tutto, compreso scrivere cagate abnormi in un libro che, per caritá, non vuol fare informazione, ma solo vendere quante piú copie possibili. Cosa normale e accettabilissima, se non fosse che il mezzo attraverso cui l’obiettivo viene perseguito sia oggettivamente discutibile. L’intrattenimento per ragazzini non deve essere sinonimo di approssimazione o mancanza di competenza, anzi. Ma questo é evidentemente troppo difficile da comprendere, cosí come troppo difficili da comprendere devono essere per te i motivi che stanno dietro al post che ho scritto. Poi hai ragione te, Favij sta dove sta, mentre io qua a scrivere post inutili. E te a mettere video su YT per raccattare quattro visualizzazioni. Va benissimo cosí. Solo un’ultima curiositá: perché hai scattato quella foto? Sapevi bene che dandola in pasto ad Internet si sarebbe scatenato un putiferio. Se sei davveró cosí fiero di aver speso i tuoi soldi per quel libro, perché sei stato PROPRIO TU a sputtanarlo per primo?

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    1. Continui a non aver capito l’intento del libro. Se tu avessi letto il libro non parleresti così. Ma sì, è meglio fare dietrologia isterica. Fa più share.

      Che poi è ovvio sia una puttanata quella che ha scritto. Se no non l’avrei pubblicato. Ma i tanti problemi e i difetti del libro non sono nemmeno di Favij ma di chi il libro l’ha pubblicato. Ah, questo non lo dici… Già, perché il libro mica ce l’hai. A te basta una paginetta per dire quello che già pensavi prima di leggerla.
      Ripeto: si chiama disonestà intellettuale.

      La foto della pagina intera l’ho pubblicata su un gruppo che parla di YouTube. Tra l’altro, nei commenti.
      Io non avevo mica intenzione di difendere Favij, e quindi ho fatto quello che volevo.
      Ma con cognitio causae, cosa che tu non hai mai avuto parlando di lui e del suo libro.

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      1. Fai una cosa: impara a leggere. E poi, magari, sforzati pure di provare ad interpretare, evitando di atteggiarti da liceale saputello. Spiegami dove avrei fatto della “dietrologia isterica”. Disonestà intellettuale? La mia? Non quella di chi ha scritto e pubblicato quel libro? No, quella va bene. Ti ho già spiegato perchè non mi serva l’intero libro per capire chi sia Favij. Quella pagina è semplicemente la sublimazione della totale ignoranza del personaggio. Ho ammesso senza problemi di non aver intenzione di comprare il libro, anche se poi sono andato a leggermelo. E avrei potuto scriverne. Eccome. Ancora, e ancora, e ancora, e ancora. Non l’ho fatto. Sai perchè? Perchè non me ne frega nulla di recensire il libro idiota di un personaggio insulso, ma soprattutto per non permettere a quelli come te di dare fiato alle trombe. Io non voglio convincere nessuno di niente, voglio semplicemente scrivere quello che penso sul mio blog da sfigato. Tu, invece, cosa cerchi di fare? Qual è il tuo scopo?

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