Giochi pericolosi

Il tema “videogiochi” e relativi contenuti ha da sempre, ma in particolare negli ultimi anni, creato spaccature più o meno profonde nel grande pubblico. Vale a dire quello che con i videogiochi non ha mai avuto pressochè nulla a che fare. Che si trattasse del primo cretino che passa per la strada fino a chi dovrebbe occuparsene per lavoro, passando per i genitori alle prese con i propri figli desiderosi di mettere le mani sull’ultimo videogioco di cui tutti i loro amici parlano.

Del “come” tutte queste persone parlino di questo mondo videoludico che sembra essergli così alieno, è stato sempre materia di discussione tra di noi videogiocatori incalliti. Quello che non ci è mai andato giù dell’altrui opinione sulla nostra passione, sostanzialmente, è l’ignoranza. L’ignoranza e la scarsa voglia di porre rimedio ad essa. Abbiamo sempre dovuto fare i conti con giudizi negativi al videogioco di turno dati così, per partito preso. Perchè i videogiochi sono brutti e cattivi. E trasformano chi ci gioca in un maniaco ossessivo compulsivo con istinti omicidi. Notoriamente.

In realtà, il fuoco di fila che i videogiochi sono stati costretti a subire nel corso del tempo, è aumentato esponenzialmente di volume con il progresso tecnologico che ha portato gli stessi videogames a divenire sempre più realistici, più immersivi, più “veri”. E se aveva davvero poco senso criticare un Pong piuttosto che un Pacman, additandoli come passatempi in grado di modificare radicalmente il carattere di chi vi passava del tempo sopra, ecco che con il già citato progresso videoludico, le critiche abbiano cominciato a farsi sempre più pressanti, ma non necessariamente più puntuali, nei confronti di quelle opere incentrate sulla “violenza”. E se da una parte è vero che dietro molti folli assassini (dai ragazzi della Columbine fino ad Anders Breivik) ci fossero ore e ore passate sugli sparatutto, è altrettanto vero che tutti gli altri videogiocatori con un totale di ore uguale (se non superiore) passate ad uccidere alieni o soldati virtuali, siano, nella maggior parte dei casi, persone comuni, con un lavoro ordinario, una famiglia e la fedina penale pulita. Videogioco non è, e non sarà mai sinonimo di violenza. Non è stata l’era dei videogiochi a portare l’umanità verso il degrado e l’abbrutimento. E non ci vuole un consesso di sociologi per spiegarlo. La violenza esisteva prima del videogioco, e continuerà ad esistere anche se questi dovessero essere banditi da ogni Governo di ogni Paese del mondo.

Chiusa l’introduzione logorroica, e non priva di retorica, passiamo al piatto forte del giorno. Mi è capitato di imbattermi, ieri, in articolo particolare pubblicato sul sito del Corriere della Sera. A firmarlo, la Dott.ssa Salvadori, “mamma e pediatra”. Tema dell’articolo: videogiochi. In particolare, GTA V.

Non è la prima volta che un capitolo della serie di Rockstar finisce sotto i riflettori degli italici media. Successe già con GTA IV. Correva l’anno 2008, ed il TG1 pensò bene di mandare in onda un servizio che analizzava il “fenomeno GTA”. Semplicemente esilarante. Eccovelo qui:

Ma torniamo al 2014 e all’articolo in questione. Non ne farò una sintesi, nè estrapolerò pezzi dallo stesso per poi criticarli. Semplicemente, mi limiterò a riportarlo tutto, per intero, interpolando le mie riflessioni da Non-Nerd tra un paragrafo e l’altro.

Premessa: per smontare l’intero pezzo basterebbe una parola. Anzi, un acronimo: PEGI. Da solo, il tanto discusso PEGI rende inutile tutto ciò che è stato scritto dalla Dott.ssa Salvadori. Ma perchè dovrei privarmi del divertimento di scrivere? Non lo farò.

Procediamo:

“VIDEOGIOCHI CHE “ALLENANO” ALLA VIOLENZA. E IO LI STAVO PER REGALARE A MIO FIGLIO”

molto bene…quale rapinatore seriale di banche e gioiellerie non si è mai recato dal suo Gamestop di fiducia per acquistare l’ultimo capitolo di “simulatore di crimine” targato Rockstar per pianificare il prossimo colpo? Nessuno. Nessuno, assicurato.

“Ogni giorno quando guardo mio figlio provo una gioia immensa, perché lui è la mia vita, ma contemporaneamente provo una sensazione di apprensione subliminare, che persiste e persiste e persiste e persiste…È come se mi aspettassi che da un momento all’altro questo suo essere felice, sereno, pieno di vita possa trasformarsi in qualcosa di brutto, possa essere sconvolto da qualcosa che nonostante i miei sforzi per proteggerlo possa sfuggire al mio controllo e possa in qualche modo danneggiarlo per sempre e togliergli la serenità. Mi sento impotente come mamma, perché da un lato vorrei controllarlo sempre ma dall’altro mi rendo conto che deve fare le sue esperienze per crescere e diventare un adulto responsabile, ma allora come si fa? Fino a dove posso interferire nella sua vita, quali sono le insidie più grandi per un adolescente, come mi devo comportare, come faccio ad essere informata sul suo mondo e intervenire prima che possa farsi del male? Come faccio ad impedirgli di venire a contatto con queste insidie? Una cosa credo di averla capita: non si può impedire il contatto ma si deve rendere capaci i ragazzi di gestire le insidie, e questo mi è stato confermato da chi si occupa proprio di questi argomenti, e questa è la storia che vi voglio raccontare.”

Notiamo da subito una cosa: chi scrive sembra essere una madre apprensiva e iper-protettiva, che pretende di poter controllare la vita di un bambino di 11 anni per preservarlo dalla consapevolezza che, nel mondo reale, c’è più di qualcosa che non va. E questo può essere un atteggiamento lodevole, ma non giusto. Tenere un bambino sotto una campana di vetro è sbagliato. E’ qualcosa che il bambino sconterà, prima o poi, durante la crescita. Arriverà un momento in cui le incrollabili certezze e le comode sicurezze che una madre gli ha tanto amorevolmente fornito, si troveranno ad affrontare il lato sbagliato del mondo. Fosse anche un videogioco che racconta di crimine e violenza. Gestire le insidie non significa stroncarle, nasconderle alla vista, anzi. Ma non sono un sociologo, nè un genitore, nè un uomo. Sono un 22enne normale che ama i videogiochi e detesta chi ne parla senza saperne nulla. Quindi passiamo oltre, e sentiamo che storia ha da raccontarci questa signora…

“Mio figlio Francesco ha 11 anni e come tutti i suoi coetanei ama giocare ai videogiochi. Qualche tempo fa mi ha chiesto di comprargli un nuovo gioco per la Play Station: «mamma ti prego, è un gioco bellissimo, ce l’hanno tutti, adesso è appena uscita la nuova versione, mamma ti prego, si chiama GTA V, ti prego mamma me lo compri?». Ho chiesto che tipo di gioco fosse e lui mi ha risposto: «È un gioco di corse di macchine e di inseguimenti, è bellissimo, mamma ti prego». Dato il suo buon rendimento scolastico ho deciso di esaudire la sua richiesta. Ma il gioco era esaurito e quindi abbiamo fatto una prenotazione a mia nome (serve un adulto per fare una prenotazione), abbiamo dato una caparra di 5 euro, e ci hanno detto che avrebbero mandato un sms quando fosse arrivato. A novembre è arrivato un sms «gentile cliente la informiamo che il suo videogioco GTA V è arrivato, può venirlo a ritirare presso il nostro negozio». Non so perché ma non ho detto niente a Francesco e non sono andata a prenderlo perché non avevo tempo.”

E’ normale, e ci mancherebbe altro, che il piccolo Francesco, 11 anni, abbia voglia di giocare all’ultimo gioco uscito. Quello che ha visto pubblicizzato in TV, quello di cui sente parlare gli amici. E già a questo punto si potrebbe tranquillamente tornare al già citato PEGI, e a quanto poco quel numerino sulle scatole dei videogiochi sia tenuto in considerazione dai genitori che regalano videogames ai figli. Quel bollino misterioso non è altro che un consiglio: “occhio, mamma e papà! Questo gioco non è adatto al vostro pargolo! Comprategli un gioco adatto alla sua età!” Sul PEGI, purtroppo, c’è ignoranza e noncuranza. Perchè nessun genitore si sognerebbe di mostrare al figlio un film per adulti. Ma un videogioco, beh…è un gioco, no? Roba da bambini! Lo dice la parola…peccato che non sia così…è inutile rimarcare il fatto che, oggigiorno, esistano più videogiochi per adulti, che per bambini. Inutile rimarcare quanto buona parte di essi siano opere che niente hanno da invidiare ad opere di altro genere sempre destinate ad un pubblico maturo. Ancora più inutile ricordare che tra di essi si annoveri quel GTA V che il buon Francesco richiede alla mamma, descrivendoglielo come un gioco che non è, mentendo sapendo di mentire, per poterci mettere le mani sopra e sentirsi uguale ai suoi amici. Ma per (s)fortuna del piccolo, la mamma non è potuta passare a ritirare il gioco…

“Negli stessi giorni è arrivata una comunicazione dalla scuola , il 14 novembre ci sarebbe stata una conferenza a Padova per la divulgazione dei dati sul Progetto Pinocchio e la presentazione del nuovo libro del Prof. Galimberti che si occupa dei problemi delle dipendenze nei giovani e che è stato il promotore di questo progetto. Dato che mio figlio, come moltissimi altri ragazzi delle scuole padovane, ha partecipato a questo progetto (questionario somministrato ai ragazzi a scuola con lo scopo di capire quanto siano informati o abbiano effettivamente già avuto esperienza di droghe, alcool, gioco d’azzardo, scommesse, fumo….) ho deciso di andare alla conferenza perché ero curiosa di conoscere le risposte. Per fortuna! I risultati che emergono da questo lavoro sono inquietanti, quelli che noi consideriamo ancora i nostri bambini, troppo piccoli per poter neanche pensare che conoscano questi argomenti, sono in realtà molto più scaltri di noi e sanno un sacco di cose e hanno già fatto tante esperienze a nostra insaputa. È incredibile!”

Tralasciando la pubblicità gratuita all'(encomiabile, per carità) preogetto diretto dal professorone di turno, poco da eccepire. Se non che, quando andavo io a scuola, al massimo ci somministravano il questionario post-lezione di educazione sessuale. Felice di sapere che le cose siano cambiate. La mamma, guarda la combinazione, accorre alla conferenza e…incredibile! Scopre un mondo tutto nuovo! I bambini sono più scaltri degli adulti e fanno esperienze a loro insaputa! Ma chi l’avrebbe mai detto…la realtà, invece, è che i bambini di oggi, troppo spesso, vengono a conoscenza di cose che non dovrebbero sapere semplicemente perchè hanno libero accesso a media che non hanno filtri, e se ne fregano di sbattere cadaveri di persone reali in prima pagina al TG dell’ora di cena. E non hanno nessuno, al fianco, in grado di spiegare loro perchè certe cose accadano, e cosa significhino.

“In quella occasione sono venuta a conoscenza di una cosa ancora più inquietante: il gioco GTA V che stavo per regalare a mio figlio, è un’istigazione alla violenza anche sessuale, al crimine e al femminicidio. Ci hanno fatto vedere un pezzetto di scena del gioco, senza audio: sconvolgente. Ci hanno fatto leggere i commenti di due ragazzini che godevano e ridevano e si compiacevano di avere ucciso una prostituta e di averle anche rubato i soldi che aveva appena guadagnato con una prestazione sessuale. Ero incredula. Ma come è possibile che esistano dei giochi simili, che delle persone possano inventare e programmare dei giochi così, e che oltretutto questi giochi possano essere messi in vendita nei negozi? Senza parlare del fatto che i ragazzi possono anche scaricarlo da internet, quindi completamente al di fuori del controllo dei genitori, molti dei quali non sanno nemmeno che questo si possa fare. Ci è stato detto che questo “ gioco” in pochi giorni dalla sua uscita nel mercato ha fatto guadagnare ai suoi produttori più di quattro volte quello che è costato per produrlo. Che schifo.”

Procediamo con ordine. Non devo spiegare a chi mi legge cosa sia GTA. Bisognerebbe spiegarlo alla signora. In GTA non c’è violenza sessuale. Non si può stuprare nessuno. Si possono avere rapporti sessuali con prostitute, ma è solo un aspetto marginale del gioco. In GTA si parla di crimine, ed è vero. E se ne parla tanto in questo gioco quanto in infinite altre opere, che siano cinematografiche o letterarie. Ma da qui a dire che in GTA si istighi al crimine, ce ne passa parecchio. Non commento neanche la presunta istigazione al femminicidio. Si può completare al 100% il gioco senza torcere il capello ad una sola donna, ma non si può fare lo stesso con gli uomini. Ma siccome pare che attualmente uccidere un uomo sia meno grave che uccidere una donna, gridare al femminicidio attira masse di femministe d’assalto dell’ultima ora pronte a scatenarsi contro la violenza di genere. Inesistente in GTA. E se per giudicare un opera basta visionarne un pezzetto di scena, perdipiù senza audio, beh…mi inchino. Se bastano i commenti di due ragazzini un poì cretini che si divertono ad uccidere una prostituta per rubarle i soldi, per giudicare il videogioco, mi inchino ancora più profondamente. Perchè io, e chi come me non giudica nulla senza averla prima provata, non ha capito niente della vita. Inchinandomi, resto incredulo pure io. Ma come è possibile che alla gente venga in mente di guardare la realtà e poi riportarla in un’opera realistica? Ma come è possibile che queste opere ignobili vengano diffuse? Ma non si vergogna la Rockstar? E con lei non si vergognano tutti i registi come Tarantino, Coppola, Scorsese? E non si vergognano gli scrittori come Stephen King e Patricia Cornwell? Non si vergognano di istigare le menti alla violenza e al crimine? Che schifo. Non c’è più religione. E questi bambini, poi! Lasciati senza controllo a svuotare le carte di credito dei genitori, a scaricare decine e decine di gigabyte di gioco violento e deviante! Tra l’altro…neanche esiste la versione PC di GTA…L’unica cosa assurda, in tutto ciò, è che la signora non si sia minimamente scomodata per capire cosa volesse il figlio. Se ne è fregata di sapere a cosa volesse giocare il pargolo. Con tutta la mole di informazioni a portata di dita che ognuno di noi ha oggi, era troppo faticoso fare una veloce ricerca su quel mostro sconosciuto che è il Web. Più facile, decisamente più facile, era correre sul sito del Corriere a scrivere una sequela pazzesca di inesattezze ed insensatezze. Mi chiedo come possa venire in mente, ad una persona adulta che vive sul pianeta Terra, scrivere quell’ultima frase. Strano che un’azienda metta in vendita un prodotto per gudagnare. Un vero schifo, anzi…

Ma non è finita…

“Ma come possiamo pensare noi genitori di crescere una generazione di ragazzi sani se possono venire a contatto così facilmente con cose di simile nefandezza che persino un adulto ne resta sconvolto? Siamo disarmati di fronte a queste nuove possibilità tecnologiche e questa facilità di distribuzione online di qualsivoglia prodotto. Sono uscita da quella sala diversa da come ci ero entrata, le mie paure hanno trovato una conferma e la mia sensazione subliminare di apprensione si è trasformata in certezza di pericolo incombente. Sono stata ad un soffio dal regalare a mio figlio un’arma letale di cui non conoscevo la pericolosità, lo stavo per rovinare io stessa, che angoscia. Per fortuna ho partecipato a quella riunione, ma quanti altri genitori sono nella mia stessa situazione, quanti avranno comprato al loro figlio questo “gioco” pensando di fargli un regalo come avrei fatto io?”

Venghino, siore e siori! Venghino alla fiera del perbenismo e del luogo comune! Ce n’è per tutti! Adulti che restano sconvolti dal crimine virtuale, disarmati di fronte all’Internèt brutto e cattivo! Devo dire, però, che anche io ora ho una certa paura. Da più di anno ho sullo scaffale un’arma letale, e neanche me ne sono accorto. A saperlo prima, mi sarei rivolto come minimo all’ONU…ma per favore! Per favore! Incommentabile. Ecco cos’è questo pezzo. In ogni caso, continua la fortuna sfacciata della signora Salvadori. Invece di recarsi ad acquistare quel pericoloso pezzo di artiglieria che è il disco di GTA, ha partecipato alla riunione che salverà il destino di suo figlio, che potrà vivere sereno e tranquillo. Non ci saranno opere virtuali a plagiare la sua mente innocente rendendolo un serial killer, uno spacciatore, un rapinatore, un pirata della strada e uno speculatore finanziario. Pericolo scampato…fiuuuuuuu!

“Io faccio la pediatra e mi sono sentita inadeguata come mamma e come professionista, mi sono chiesta cosa potevo fare e così una sera a cena, parlando dei nostri figli, ho manifestato questa preoccupazione alla mia carissima amica Ilaria Capua, Deputato alla Camera. Come sempre, da persona intelligente e concreta quale è, ha capito al volo la gravità del problema e non ha perso tempo nel cercare di provare a cambiare le cose. Posso solo dirle grazie per quanto riuscirà a fare e ringrazio anche il Prof. Galimberti per avermi aperto gli occhi prima che fosse troppo tardi.”

Tralasciando il fatto che io non veda connessioni particolari tra il mestiere della signora ed il suo sentimento di inadeguatezza di fronte a non si sa bene cosa, tutto il resto è in puro stile italiano. Non manca, infatti, la conoscenza ai piani alti cui rivolgersi per mettere una toppa ad una situazione che non piace. Conoscenza che, dotata di particolari capacità empatiche, capisce al volo e corre in difesa di non si sa chi, pubblicando a sua volta una lettera che raggiunge tali vette di stupidità da essere totalmente inutile anche ai fini di un commento in chiave comica. Un ringraziamento particolare anche al già citato professorone il cui progetto è stato gratuitamente sponsorizzato. Molto bene.

Qua si chiude questo pezzo. Inutile andare oltre, scrivere altro, arrabbiarsi ancora e cercare di spiegare ulteriori aspetti di qualcosa che resta ben aldilà della comprensione di chi scrive. Ma non di chi legge, per fortuna, e ha la possibilità di commentare, criticando pezzo ed autrice, esponendo gli stessi argomenti sopra riportati.

Siamo alle solite, e torniamo all’inizio. Niente che non sia stato già detto, eppure sempre meritevole di essere ricordato. Detto questo, la mia riflessione finale: chi non videogioca, non sa cosa si perde.

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2 pensieri su “Giochi pericolosi”

  1. Io sono stupito che una persona dotata di una certa cultura, come lo deve essere chi ha studiato tanti anni per diventare pediatra, ed impegnata in una professione che richiede continui aggiornamenti sulle innovazioni e novità sia in realtà una simile bigotta determinata ad ignorare e al tempo stesso a coinvolgere altri alla sua causa di non-conoscenza.
    Non sa di cosa parla, ma dopo una serata ad una conferenza è diventata afferrata in materia al punto da scriverci un articolo sopra su un giornale a pubblicazione nazionale e sentirsi fiera di sé per un simile gesto.
    Io ho imparato che quando un articolo comincia con “Sono una mamma…” il resto è cacca, pure idiozie sparate a vanvera da una madre iperprotettiva infervorata dalla propria stessa causa.
    Brutta cosa i pregiudizi verso lo sconosciuto, ma anche il modo in cui le informazioni vengono manipolate come avviene in questo caso da parte dell’esimio professor Gialimberti, ammaliatore di masse di genitori incapaci di comprendere cosa sia un videogames e di conseguenza facili prede di timori insensati.
    Come tu stesso hai detto all’inizio della discussione: PEGI.
    PEGI, maledizione! Se c’è un numero sopra avrà anche un significato no???

    Ottimo post, sei riuscito a scatenarmi! Ahah!

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