Premio alla fantasia

L’anno del Nerd medio, e spesso anche del Non-Nerd, appassionato di videogiochi, è scandito da date precise. Le menti di tutti noi “gamerssssss”, come va di moda dire oggi, sono sempre rivolte alla prossima uscita videoludica, alla prossima volta che potremo mettere le mani sull’ennesimo seguito della nostra saga preferita, o su quell’indie che tanto ci intriga. Ma alle date delle nuove uscite, nel corso degli anni, abbiamo imparato ad affiancarne altre: quelle di tutti gli eventi dedicati al nostro settore nerd di riferimento. E se una volta c’era, più o meno, l’E3 e poco altro, oggi le cose sono cambiate. Già, perchè tutti, ormai, si affrettano a mettere in mostra i loro prodotti migliori approfittando dell’ennesimo evento: che sia quello appositamente messo in piedi da Microsoft o Sony, o il Direct di Nintendo, o qualche premiazione cui accorrono anche le Software House meno famose. E proprio di eventi dedicati a premiazioni voglio parlare oggi.

Ormai abituato alle nottate in bianco passate a guardare in streaming show che si tengono dall’altra parte del mondo, non potevo farmi mancare la diretta dei “The Game Awards 2014”, live from Las Vegas. Poco interessato alla questione “Awards”, ero più che altro curioso di saperne di più sulle anticipazioni annunciate dalle SH che avrebbero preso parte allo show. Sinceramente? Niente di che.

Annoiato, dunque, e capito che da quel punto di vista avrei ricavato ben poco, ho ripiegato proprio sulle premiazioni, che si alternavano alle presentazioni delle “nuove IP”, con in mezzo interviste ai protagonisti e gag divertenti quanto un film dei fratelli Vanzina. Ciò che ho visto e sentito mi ha spinto a fare qualche riflessione che prima, non so perchè, non avevo mai fatto, pur essendomi sorbito molti altri eventi di questo genere. Buttando un occhio alle nominations ai vari premi, infatti, non ho potuto impedire al mio cervello (drogato degli zuccheri necessari a reggere la lunga notte videoludica) di mettersi in moto.

Ciò che mi ha colpito più di ogni altra cosa è stata la confusione. Quella che regnava sovrana nelle nominations. Faccio un piccolo esempio: premio alla “Best Online Experience”. Candidati: COD: Advanced Warfare, Titanfall, Destiny, Hearthstone: Heroes of Warcraft e…Dark Souls II. Dark Souls II????? Si, proprio lui, tiè! Ma mi chiedo: come si fa a paragonare il comparto multiplayer di un titolo come Dark Souls II e di altri come COD o Destiny? E’ sensato provare ad accostare fasi online così diverse tra di loro? DS II è un titolo che non punta all’online, ma lo integra all’interno di un gameplay particolare. Che si cooperi o ci si batta, in DS II, l’esperienza multiplayer è solo uno dei tanti aspetti del gioco, e non quello di punta, come invece accade per Destiny o Titanfall: titoli pensati per essere giocati esclusivamente online. Chi mai potrebbe lontanamente pensare di assimilare cose così diverse? Qualcuno può, evidentemente…

Con il prossimo esempio, invece, entriamo proprio nel mio campo: i giochi sportivi. Dunque: “Best Sports/Racing game”. Candidati FIFA 15, Forza Horizon 2, NBA 2K15, Trials Fusion e…Mario Kart 8. Mario Kart 8???? (lascia stare, dai…) And the winner is…MARIO KART 8! (vai, vai…) Qui credo di aver sentito la mia materia grigia fuoriuscirmi dalle orecchie, indignata. Ricominciamo: è possibile confrontare un titolo come Mario Kart con gli altri quattro? (ATTENZIONE: lungi da me pensare a Mario Kart come un titolo da bambini, o comunque casual. Apprezzo Nintendo, e a 22 anni sto stuprando Pokemon Omega Rubin) Secondo me? No.

Non è minimamente possibile accostare due giochi come Forza Horizon 2 e Mario Kart. Pur essendo due racing, i punti di contatto tra i due candidati al premio in questione si fermano qui. C’è un’evidente differenza di profondità tra i due titoli, ad esempio. E personalmente, se dovessi scegliere tra due racing, non mi verrebbe mai in mente il dualismo Forza Horizon/Mario. Potrei pensare ad un Forza/Grid. Forza/GT”numeroacaso”. Forza/Dirt, al massimo. Il paragone non regge, almeno secondo me. E’ come se, volendo giocare un titolo di calcio, fossi indeciso tra PES e Inazuma Eleven. (piccola parentesi su PES. Mi chiedo: come è possibile che un gioco definito appena qualche tempo fa come “la miglior simulazione calcistica dell’anno” non rientri tra i candidati al “Miglior Sportivo dell’anno”?). Dal gameplay alla resa grafica, dal sonoro al feeling delle auto, dalla customizzazione alle diverse modalità di gioco, per non parlare dell’obbiettivo cui puntano, è francamente palese che i due titoli non abbiano esperienze di gioco assimilabili, che possano in qualche modo metterli in diretta competizione per un trofeo come “miglior racing”, tralasciando del tutto il fatto che titoli sportivi e racing siano comunque messi alla rinfusa in un’unica categoria.

Su altre categorie, preferisco chiudere gli occhi. Vedere Bayonetta 2 scavalcato da Shadow of Mordor come “Best Action” è un colpo al cuore. Vedere la categoria “Best Remaster” è scoraggiante di per sè, e la dice lunga sul trend che sta prendendo l’industria videoludica. Vedere “Dragon Age Inquisition”, uscito praticamente ieri, essere premiato come “Game of the Year”, è…eh. Sentire chiacchiere su chiacchiere riguardo questa next-ge finora piuttosto deludente, in verità, è la solita minestra. Sarà il 2015  l’anno cruciale per l’intero settore, e vedremo chi la spunterà, se mai dovesse riuscirci qualcuno. Per ora, un plauso particolare a Nintendo, che si merita davvero il premio “Best Developer”.

Alla fine della fiera, è il caso di dirlo, cosa resta di questo evento? Niente. Niente che non abbiamo già visto, niente di cui non abbiamo già discusso. Nella mia testa, restano due domande.

La prima: che senso hanno queste classifiche? Oltre pubblicizzare ulteriormente giochi AAA con alle spalle campagne di marketing degne dei kolossal hollywoodiani?

La seconda: quanto fanno bene queste cose all’attuale panormama videoludico? Quanta visibilità si toglie a Software House minori? Quanta ulteriore se ne da alle grandi case? (con questi “Game Awards” si è comunque visto molto indie, ma ora il discorso è più generale) A mio modo di vedere, anche queste cose contribuiscono ad alimentare i flames e le console wars di cui ormai la rete è preda. Questo continuare  a mettere sullo stesso piano cose diverse, premiandone però una sulle altre, a cosa porta?

Sinceramente, non ho risposte particolarmente argute. E capisco che, ai più, questi interrogativi possano sembrare futili e puerili. In realtà, sono solo pensieri a caldo. Pensieri di chi ha visto, negli anni, il settore videoludico espandersi a dismisura, attirando interessi enormi, fagocitando quantità enormi di denaro in cambio, spesso, di prodotti deludenti. E’ una situazione ancora sostenibile, alla luce di tutto quello che stiamo subendo noi utenti, che continuiamo a prendere d’assalto catene fisiche e virtuali per accaparrarci la nostra copia del gioco X sganciando una quantità Y?

In ogni caso, ho capito che un premio sarebbe davvero giusto assegnarlo. Il più giusto, in assoluto. Un bel premio alla fantasia. Di chi stila queste classifiche.

Valar Morghulis.

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1 commento su “Premio alla fantasia”

  1. Che premiazioni ridicole!
    Paragoni assurdi, premi a casaccio e onori a palate per giochi che devono ancora ricevere le prime patch di debug (eh si, ormai li pubblicano pieni di scarafaggi questi giochi, in tutta fretta).
    Hai il mio sostegno (e la mia spada, e il mio arco, e la mia ascia, e… scusa, delirio!)

    Liked by 1 persona

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