Il Gioco del Trono

Se c’è una cosa che credo mi avvicini più di altro al mondo Nerd, questa è la lettura. Più di videogiochi, film, cartoni animati. Mi è sempre piaciuto leggere e ho letto tantissimo, fin da piccolo. E, fin da piccolo, come credo sia successo a molti altri come me, ho cominciato ad appassionarmi ad un genere particolare. Sto parlando del fantasy, che, a mio modo di vedere, è il genere più nerd di tutti. Anche della fantascienza.

Sempre come tanti altri, ho cominciato con i grandi classici: da Brooks a Lewis, passando per Tolkien. Credo di aver letto da cima a fondo “Il Signore degli Anelli” qualcosa come cinque o sei volte, senza mai stancarmi. Del maestro nato in Sudafrica è anche il mio libro preferito in assoluto, “Lo Hobbit”, letto per la prima volta alla “tenera età” di 11 anni, e l’ultima solo qualche mese fa. Il fantasy de “Lo Hobbit” è, a mio modo di vedere, il fantasy perfetto. E’ la più alta forma del genere mai espressa, e credo che nessuno potrà mai creare qualcosa di altrettanto meraviglioso e stupefacente. Semplicemente, IL fantasy.

Quante volte ho già ripetuto “fantasy”?

Ad ogni modo, la vita di ognuno di noi, è destinata ad essere cambiata da qualcosa. Che sia un’esperienza, una persona, una situazione particolare, o un episodio casuale, è così. La mia vita è cambiata un giorno di qualche anno fa, quando, per il mio quattordicesimo compleanno, mi fu regalato un libro. Non ricordo da chi, in realtà non ha neanche molta importanza. Ricordo perfettamente che aprii il pacchetto con curiosità e speranza. Quella di trovarci dentro un altro capolavoro del Maestro. Non fu così, ma non rimasi deluso. Perchè, invece del Maestro, incontrai lo Zio.

Quel libro aveva un titolo che, ai miei occhi di 14enne, sprizzava fantasy da tutti i pori: “Il portale delle Tenebre”. L’autore, George R. R. Martin, era per me poco più che un nome che condivideva qualche lettera con quello del mio scrittore preferito. Avrei cambiato presto opinione…

Ricordo che mi immersi nella lettura la sera stessa. E mollai dopo una trentina di pagine. Perchè? Perchè la cosa mi puzzava. Non riuscivo a spiegarmi come mai, in quei primi capitoli, non venisse presentato un personaggio, o dato un contesto generale a ciò che stava accadendo. Tutto mi sapeva di storia già ben avviata. Ma mi piaceva troppo. Lo stile, le parole usate, i botta e risposta tra i personaggi…era tutto molto affascinante, ma non volevo rischiare di rovinarmi qualcosa. Con l’eccitazione che solo l’adolescenza può conoscere, promisi a me stesso di correre in libreria, il giorno successivo, per provare a saperne qualcosa di più. E così feci.

Quello che si spalancò sotto di me, sullo scaffale della libreria, fu un altro mondo. Avevo scoperto una nuova terra. Me ne resi conto subito, sfogliando tutti i libri della collana a quel tempo disponibili. Le edizioni economiche (e nel 2006 c’erano solo e soltanto quelle) non avevano neanche i numeri. C’erano solo copertine con immagini strane e colori diversi, senza un minimo riferimento a qualsivoglia successione cronologica. Dovetti chiedere al negoziante di aiutarmi a capire da dove cominciare, e ricordo che neanche lui sapeva dove mettere le mani.

In ogni caso, iniziai dalla parte giusta. “Il trono di spade” fu il mio primo vero, serio, cosciente approccio al mondo partorito dalla mente geniale di George Martin. L’uomo destinato a scalare la mia personale classifica degli “scrittori preferiti”.

Ciò in cui ci si imbatte leggendo “Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco” è un fantasy molto particolare. Per quanto mi riguarda, ho avuto da subito la sensazione di essere calato nella cruda realtà, e non in un mondo popolato da super-uomini e strane creature, o nella classica situazione in cui Bene e Male sono destinati a combattersi per la supremazia dell’uno sull’altro. Ed è molto strano, per uno che non ha fatto altro che leggere di uomini, elfi, nani, orchi, animali parlanti e draghi sputafuoco, realizzare di trovarsi davanti a qualcosa che E’ quello, ma non come lo si è sempre conosciuto.

L’idea che mi sono fatto nel corso degli anni, a proposito della saga scritta da Martin, è che tutto ciò che ha scritto sia in scala di grigi. Proprio perchè nel suo mondo non esistono bianco e nero. Il genere di Martin sta tra il romanzo storico e il fantasy classico, ma in un modo tutto suo. E’ incredibile come si riesca a passare da una situazione in cui due o più personaggi discutono di politica all’interno di un palazzo al centro di una grande città, alla descrizione della foresta in cui dimorano esseri terribili pronti a scagliarsi senza pietà contro chiunque sia a portata delle loro mani avide. E’ meraviglioso come la varietà delle vicende raccontate riesca a non annoiare mai, e anzi, non faccia altro che spingere il lettore a passare alla prossima pagina, dove potrà essere il mare tempestoso che infuria contro le scogliere di un piccolo arcipelago nel remoto Nord o il mercenario di una compagnia dalla storia antica e gloriosa che combatte nel caldo deserto del profondo Sud. Chiunque, addentrandosi nei Sette Regni, non potrà evitare di provare quella magica sensazione di VIVERE ciò che in realtà starebbe solo leggendo. Ed ecco che, come per magia, chiunque potrà sentirsi come il nobile invitato allo sfarzoso matrimonio dell’erede al Trono di Spade, o il soldato spaventato dalla battaglia che sta per scatenarsi sulle Acque Nere. Ci si può sentire bambini persi in un mondo che sembra troppo vasto e troppo spaventoso, o intrepidi esploratori dell’ignoto. Capitani di ventura pronti a gettarsi nella prossima mischia, o semplici avventori di una delle tante locande agli angoli di una qualsiasi città, intenti, boccale alla mano, a discutere con il pellegrino appena arrivato in città dell’ennesimo tradimento del signorotto locale. Insomma, quando si parla delle “Cronache” (quelle vere) e di Martin, a me viene in mente tutto questo. Sono queste le sensazioni che ho provato, queste le esperienze che ho vissuto, nel corso del tempo, leggendo questa saga.

Mi sono emozionato, ho riflettuto, ho pianto e gioito. Ho sentito un nodo alla gola, il cuore sobbalzare nel petto, la pelle d’oca. Perchè niente è mai banale e scontato, nei Sette Regni. Tutto è architettato affinchè arrivi, forte e sicuro come un dardo scagliato dal miglior arciere, al cuore del lettore. Parlare di quanto incredibilmente realistici e palpabili siano i personaggi, di quanto appassionanti ed oscure le lotte e gli intrighi di palazzo, di quanto dure le battaglie, di quanto lunghi gli inverni e felici le estati ormai dimenticate nel tempo, non renderebbe giustizia a questa saga. Perchè le parole giuste per descrivere tutto ciò sono quelle del suo autore. E non c’è miglior modo di scoprire, che vivere.

Più che una recensione, questo voleva essere un tributo. Il mio personale, insignificante tributo all’uomo e allo scrittore, alla sua creatura. E poco importa che io parteggi per i Lannister, che ami alla follia quella pazza di Arya, quella gnocca di Cersei e quell’immenso uomo che è Jaime. Poco importa che non sopporti le continue paturnie di Sansa e la cronaca indecisione di Jon Snow. Questi sono i pensieri di un lettore che ha visto cambiata la sua vita da un libro. La passione che provo per quest’opera mi impedisce di addentrarmi in tecnicismi, di analizzare lucidamente qualsiasi cosa un recensore starebbe lì a soppesare sulla bilancia del meritevole e del deprecabile.

Tutto ciò che posso dire a chi leggerà queste righe è…lasciatevi trascinare anche voi, nel gioco del trono.

E se l’avete già fatto, beh…Valar Morghulis.

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1 commento su “Il Gioco del Trono”

  1. Adoro “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”! Ho conosciuto questa saga quando vidi la pubblicità della prima serie televisiva. Da lì mi sono incuriosita e mi sono buttata nella lettura e poi l’ho praticamente amata *-*
    Concordo con tutto ciò che hai detto!

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